Civile
Sopravvivenza, orientamento e ingegno




Guadi

Occorre avere buon occhio per valutare se il guado è attraversabile o meno. Fondamentale è distinguere i fiumi che generalmente si dividono in due categorie: quelli con acqua limpida e quelli con acqua torbida.

I primi sono fiumi con il livello dell'acqua, in genere, costante e con piccole variazioni diurne della portata. Quasi tutti sono fiumi di origine sorgiva. Una caratteristica che ci aiuta ad identificarli è la presenza di muschi o loro tracce sulle rive. I muschi impiegano molto tempo a crescere e non sopravvivono sotto acqua, pertanto, se sulle rive del fiume notiamo la presenza di questi vegetali verdissimi, vuol dire che il livello dell'acqua è generalmente costante. I secondi, quelli con acqua torbida, sono fiumi di origine glaciale, si generano per lo scioglimento dei ghiacciai. Lo scioglimento è regolato dalla temperatura che nei periodi estivi ha un'escursione molto ampio tra giorno e notte. Di giorno, con l'innalzarsi della temperatura, i ghiacciai rilasciano sempre più acqua per poi invertire la tendenza nel pomeriggio, quando la temperatura dell'aria inizia a scendere, per arrivare nelle prime ore del mattino ad avere il valore minimo di scioglimento. Questo fenomeno si ripercuote a valle, maggiore è la distanza del punto di guado dal ghiacciaio, più l'aumento della portata d'acqua sarà in ritardo rispetto all'innalzarsi della temperatura.
In ogni caso è necessario stimare la profondità del fiume e decidere se guadare o rinunciare, cambiando strada, oppure se fermarsi e aspettare il momento favorevole verso la sera o il mattino.

Come valutare il guado

Non bisogna buttarsi nel guado senza capire le sue caratteristiche. La profondità, la corrente e le condizioni del fondo sono dei fattori che, se valutati male, possono mettere a rischio l'incolumità della persona. Dobbiamo distinguere  fra guado in acqua stagnante, ove più probabilmente il fondo è limaccioso ed assai poco consistente, e guado in acqua corrente, ove il continuo ricambio d’acqua evita, il più delle volte, il formarsi di limo o comunque di terreno a scarsa aderenza. Nel guado in acqua corrente, occorre tenere conto della forza della corrente che sicuramente modificherà la traiettoria desiderata ed in casi limite può anche diventare pericolosa.
Al 90 % il fondo dei guadi è compatto, ghiaioso e senza grossi massi. Pertanto, salvo guadi molto rari, non c'è il rischio di affondare nel passaggio oppure di rimanere bloccati a causa di rocce o massi. La velocità dell'acqua è valutabile a occhio nudo, ma la sua profondità, nel caso di fiumi glaciali poco trasparenti, è difficile da prevedere. Ecco un metodo semplice ed efficace che consente di capire se il fiume è profondo oppure no: prima di attraversare, lanciare dei sassi di medie dimensioni (4-5 Kg) dal punto più vicino alla riva via, via sempre più verso l'altra sponda. Il suono che si ascolta quando il sasso cade nell'acqua è il nostro indicatore. Se il sasso cadendo nell'acqua urta immediatamente il fondo emetterà il suono caratteristico della pietra che colpisce un'altra pietra. In questo caso il guado non è più profondo di 30-40 cm ed è attraversabile. Se, diversamente, il sasso cadendo nell'acqua fa un sonoro "PLUFF" il guado è più alto di 50 cm e allora è pericoloso. Se il "PLUFF" diventa ancora più grave il guado è alto più di 1 metro e allora lo possiamo attraversare solo se l'acqua non si muove.
Per attraversare un fiume anche largo occorre un minimo di strategia. Dove la strada sterrata finisce nel fiume lì i carri di solito si immergono per passare il fiume. I ripetuti passaggi dei mezzi creano una sorta di piscina di acqua calma, zona di ristagno. La corrente e le piene fanno il resto: a monte del guado l'acqua del fiume scende con velocità, nella zona di ristagno, dove i carri sono passati, il fiume si allarga e l'acqua sembra ferma, a valle del guado l'acqua riprendere il suo corso naturale aumentando di nuovo in velocità.
Quando l'acqua defluisce dalla zona di ristagno forma una specie di barriera naturale sommersa. Questa barriera, gobba di ghiaia e sassi, ha un andamento ad arco ed è il punto migliore per attraversare.
Infatti a monte della zona di ristagno l'acqua è troppo veloce, mentre nella zona di ristagno la profondità potrebbe essere elevata. Nel punto di deflusso, invece, l'acqua deve scavalcare la gobba che si è formata e, pertanto, anche se sembra aumentare di velocità, il livello dell'acqua è sempre molto inferiore a quello degli altri posti. Attenzione!!! Non bisogna superare la cresta della gobba verso valle in quanto il fondo è poco consistente e non sopporta le pressioni, quindi si rischia di affondare con i piedi e con le ruote dei carri.


A piedi o in sella?

Affrontiamo il guado a piedi o a cavallo? Dipende. Se la corrente è forte e turbinosa, in sella al cavallo si rischia di essere disarcionati, meglio attraversare a piedi appoggiandosi tenendo il cavallo per le briglie. Se l'acqua è bassa allora possiamo attraversare il guado a cavallo. Studiamo bene la traiettoria prima, e  ci tuffiamo nel guado. Nel guado occorre entrare e andare al passo molto concentrati, se  sui carri, bisogna stare attenti a cosa si sente sotto le ruote, non preoccuparsi degli spruzzi o di quello che succede attorno.
In ogni caso la regola nei guadi è:

·        verificare sempre la direzione e la velocità della corrente;
·        accertarsi dell’altezza dell’acqua e della corrispondente capacità di guado del carro o del cavallo.
·    effettuare il guado sempre a favore di corrente avendo cura di lasciare a valle eventuali rocce        sporgenti;
·    tenere una velocità moderata e costante;  
·    non entrare in acqua con irruenza e velocità.

Discesa nelle correnti rapide

Pagaia
Puoi prendere la pagaia e attaccare l’acqua, tendendo ogni muscolo del tuo corpo, sollevando schizzi d’acqua dietro di te, oppure puoi infilare la pala di taglio nell’acqua, ancorandola in modo sicuro e usando tutto il tronco, tirando in modo calmo e regolare e ottenere così risultati decisamente migliori. Una buona tecnica non solo permette di risparmiare energie ed essere veloce, ma è facile da imparare perché è semplice. Una parte del processo di apprendimento consiste nell’avere un’immagine chiara in mente di come un pagaiatore faccia muovere la canoa sull’acqua. La canoa viene tirata in avanti attraverso l’acqua e su fino alla pagaia, che agisce da ancora dentro l’acqua (come un alpinista che si arrampica con la piccozza). La canoa viene tirata in avanti, non spinta. All'inizio della pagaiata allungati in avanti quanto più è possibile senza piegare o ruotare la vita. Tirare e non spingere la canoa attraverso l’acqua, allungarsi in avanti al massimo (senza piegare o ruotare la vita) all’inizio della pagaiata e terminare la pagaiata appena prima che la mano più bassa raggiunga l’anca. Usa il corpo nella pagaiata. La maggior parte dei pagaiatori usano solo le braccia, cercando di generare tutta la potenza con i bicipiti e i tricipiti, che sono muscoli relativamente piccoli, invece di usare, insieme a questi, i muscoli del tronco che sono molto più grandi e capaci. Tenendo la pagaiata sempre anteriore, riuscirai a restare piegato leggermente in avanti e ruotando sulla spina dorsale userai i muscoli addominali e dorsali. Abbassando la spalla che si trova più in basso e compiendo insieme una rotazione, sarai in grado di estendere e tirare col braccio attraverso l’uso del muscolo gran dorsale. Una volta appresa questa tecnica di come usare i gruppi muscolari per riuscire a pagaiare a lungo e con forza, è necessario anche imparare le tecniche relative all’ingresso ed uscita della pagaia dall’acqua: introdurre la pala in modo preciso e netto, farla uscire in modo preciso e netto e recuperarla con calma e in modo fluido.
Inserire la Pala
Non attaccare né colpire l’acqua ma posizionare la pala nell’acqua in modo preciso e netto. Non cominciare la pagaiata prima che la pala sia dentro l’acqua (provocherebbe la formazione di una cavità impedendo di ottenere il massimo della potenza dalla pagaiata). L’inizio di una buona pagaiata consiste nell’inserire la pala in modo netto e silenzioso. È anche importante che il braccio più basso sia completamente steso e dritto. Ancorare stabilmente in profondità la pala prima di tirare; tirare in basso e diagonalmente con la mano superiore e in basso e indietro con la mano inferiore, mantenendo i gomiti bloccati. Se la pala viene inserita di taglio e in modo preciso e affondata completamente nell’acqua, si otterrà un ANCORAGGIO solido dal quale poter tirare la canoa. A questo punto siamo arrivati alla parte più importante della pagaiata, dove l’obiettivo è quello di spostare, facendo leva, sé stessi e la canoa in avanti fino al punto di ancoraggio della pagaia. La parte più bassa del corpo deve essere posizionata saldamente in canoa, così da trasferire completamente l’energia dalla pagaia alla canoa. Per lo stesso motivo bisogna evitare qualsiasi movimento aggiuntivo delle braccia, perché assorbirebbe o devierebbe parte dell’energia utilizzata per muovere la canoa in avanti. Ciò implica che le braccia vengano tenute nella posizione d’ingresso, oscillando verso il basso e diagonalmente dalle spalle. Bisogna cercare di spingere verso il basso e in diagonale con la mano superiore e tirare in basso e indietro con la mano inferiore, in modo fluido e uguale. Guardare le mani per assicurarsi che durante la pagaiata si muovano insieme, allo stesso ritmo, e non una più veloce dell’altra. Terminare la pagaiata subito prima che la mano inferiore raggiunga l’anca.